M.B.R.N. INVISIBLE MIND

DIVENTARE COME ATMA PER UN GIORNO E SCONFIGGERE SE STESSI DALLE PROPRIE NOIE E BADARE ALLA VITA ALTRUI COME SOLO PER NOI POTREMMO FARE

UTILE A TE STESSO

Ognuno di noi marcisce nell’inutilità che rappresenta, con costanza, su 

un pianeta che in realtà è deserta come alle altre. L’illusione di poter 

smuovere l’universo, dal proprio corso, muove le nostre menti alle malattie 

più estreme, ma ciò non rende l’uomo utile nella propria essenza. Tanto meno

l’universo sentirà mai la mancanza di tutto  ciò.

M.B.R.N.

AVIR ( M.B.R.N.)

Respira

Respira gracile forma.

Creazione autunnale

da confuse sfumature.  

Sfiora i sorrisi celati

da torbide acque.

Respira docile creatura,

nozze d’oro vedrai

negli abissi insonni.

Scoprirai l’effigie terrestre,

felicitante vocazione.

Avir.

Ricoperta d’essa sarai.

Celata da oscurità,immensa,

vivrai in sguardi

vivaci di pura seta.

Respira gracile forma

e nozze d’oro vivrai 

in forvianti intemperie.

Immune da essa sarai

in bolle d’aria torbide.

Terre polari scoprirai

e sfumature boreale sarai

per le notti insonne

di creature rivestite 

d’avir.

Respira gracile forma

e tra sfumature boreali

canti di vita donerai.

21-04-2012 M.B.R.N.

Pilucca di un corpo il proprio malanno e delle sfere gravide di malattia ne fa una cornice. Apre lentamente la porta della stanza e trova pareti su cui cornici variopinti posano su disegni riposti sulle pareti. Una stanza chiusa, illuminata  dalla piccola lanterna, da vita alle ombre mettendole in moto continuo. Fisso è lo sguardo, mentre il flusso del sangue gioca con le ombre - NEL MOTO SILENZIOSO - la luce, tra cornici e oggetti misteriosi rende alla vista la camera, in  assoluta perfezione .

M.B. (M.B.R.N.)

OGNI COSA E’ PIU’ FAMILIARE DI CIO’ CHE SI CREDE.

E’ IL PUNTO DI VISTA CHE CAMBIA

OGNI ARCATA HA FORMA  PROPRIA MA E’ PRESENTE ANCHE ALTROVE. OGNI MUSEO PARLA DI TESORI IMMERSI NEL TEMPO,MA TUTTI I MUSEI PARLANO DELLA STESSA STORIA. E’ IL CONFINE CHE E’ DEFORME. IN TUTTO CIO’ LE CITTA’ SONO SEMPRE VIVE, VISSUTE, REALIZZATE, COSTRUITE,CONFINANTI E PERIODICHE NEL LORO ESSERE CITTA’.

TUTTE GODONO DELLA PROPRIA PIAZZA COSI’ COME DELLE PROPRIE  VERITA’.

OGNI CONFINE HA UNA SUA LACRIMA VERSATA ED UN SORRISO RACCOLTO … NON C’E’ UN’ UNICA IMMAGINAZIONE MA LA VARIA VISIONE PAESAGGISTICA CHE NON MUTA, SE NON PER RACCONTARE DIFFERENTI STORIE.

Con una sigaretta tra le dita - così - percorro le vie silenziose nella notte, e respiro il mio stesso vapore, vampante , che lentamente si allontana verso pareti lavorate da mani antiche. Ogni passo rimbomba di racconti e storie mai raccontate che echeggiano a mo’di tonfi, nascoste tra le striature delle pietre colorate e ricolorate dal tempo. Il tempo soffre il loro silenzio, perché privato del sobbalzo che l’aiuta a mantenersi vivo nei ricordi, così imbavagliati . Tutto questo scorre, mentre accanto a me i passi silenziosi e teneri di un lontano ricordo, parlano di una storia vissuta troppo poco per essere portata via dalle ali del tempo. Ma io ricordo ogni cosa. Tocco i muri lentamente, tocco le porte antiche, tocco la terra e la polvere che di  colpo rendono le mie dita nere, come la notte.

Sfocati, illustri e nobili palazzi, ditemi voi: quante storie sfuggono a noi miseri sognatori e viaggiatori che nelle vostre bellezze troviamo solo l’angoscia di non potervi rivivere nel  tempo? Tante…

Milano-Bologna

M.B.R.N.

DENTRO IL CAMINO (M.B.R.N.)

MI GODO IL CAMINO E QUELLO CHE HO TRA LE MANI, LA SABBIA RUBATA DALLE SPONDE DI UN MARE INFINITO CHE MI PORTO DIETRO, COME SILENZI INVEROSIMILI IN FORESTE ABITATE DA ESSERI URLANTI , DI RABBIA. SOFFOCO CON LA NAUSEA LA NOSTALGIA DI UN BOSCO SOMMERSO DALLE FIAMME E IL FUTURO SILENZIO - ASSOLUTO - CHE NE ESCE. IL TUTTO SEMBRA INGHIOTTIRE LA CENERE DEL MIO CAMINO, L’ODORE DEL FUOCO,COSI’ COME LA PIOGGIA CHE APRONO LA MENTE AI RICORDI DI PENSIERI SANI VISSUTI IN REALTA’ COSTANTEMENTE CONTROLLATE, DA ME. ORA E’ SOLO LA FINE… 

M.B.R.N.

Ho il sangue che ribolle (M.B.R.N.)

Ho il sangue che ribolle

la magra  prende il sopravvento e

lo stomaco inferocito pilucca i confini.

Si nutre di ciò che trova,

polmoni scuri,cuore, fegato,

si fa strada fino ai comandi

e si ferma per l’ armistizio.

Ho il sangue che ribolle

anche se la fredda doccia, disinnesca,

non  i sensi in percezione ordinaria

ma la  fame dello stomaco infame.

Ho il sangue che ribolle,

trova pace la misera corporatura

che di rosee fioriture mattutine

lascia il decorrere delle ore

tra pace venosa ed organi vinti.

Ha il sangue che ribolle

un corpo senza parole che

si lascia portare dalla fame

là dove la morte porta pace

Ha il sangue che ribolle

il desto corpo infame

——

09-11-2011

M.B.R.N.

era screditato ai miei occhi l’oggetto come elemento indispensabile del quadro. Complessivamente ebbi l’impressione che una piccola parte della mia Mosca fiabesca esistesse già sulla tela

Kandinskij

Pace (M.B.R.N.)

Le tue,
sono sacche di colore svuotate dal cavalcavia
su quest’autostrada che porta via il dolore.
Sembra una via immensa, dentro casa mia,
VAI VIA,
cerca un’ altra poesia, là.


Ridimensiona lo sguardo dall’altrove
e cammina calpestando la terra
con i tuoi immensi passi leggeri.

Lascia le  sacche vuote al destino e

troverai le Moire danzanti sull’asfalto,
anche loro stanche delle tue urla silenziose.

Ti accoglieranno ogni giorno

finchè non vivrai del trionfo.

Così dormirò in pace

5-11-11

M.B.R.N.

L’AMANTE PERFETTO

Voglio un cuore come inferno che soffochi il fuoco d’inferno
sconvolga duecento mari e non rifugga dall’onde!

   Un Amante che avvolga i cieli come lini attorno alla mano
e appenda, come lampadario, il Cero dell’Eternità.
(Jalâl ad-Dîn Rûmî , 1207-1273)

IMPRESSIONE NOTTURNA (M.B.R.N.)

Sei stata chiamata per nome nei miei sogni,

drogata di me morivi, indigena, tra piante velenose.

Sono visioni notturne riflessi in specchi vetrosi,

che rubano battiti da leggiadri stati d’inqueiete.

Misteriose parole svestite danzano,

tra veglie notturne e silenziose

e decorose pose sognate,

nelle fredde foreste assassine.

Cosi morivi per me , indigena , tra piante velenose,

in quei sogni lontani dalle mie preghiere notturne.

IL DECLINO DEI SENSI RESUSCITA IL FLUSSO CONTINUO DELLE PERCEZIONI PRIMITIVE

M.B.R.N.

01-09-2011

PENSIERI FLUIDI (M.B.R.N.)

Non feci altro che seguire sogni inesistenti , divenne un gioco tra un burattinaio folle e povera  gente comune, anche se queste bambole son meglio riposte nell’ altrove inesistente.

M.B.R.N.

ho passato anni di crisi,la crisi non mi è mai mancata, una forma di conflitto interiore rispetto al mio lavoro, non ho mai avuto la sfortuna di non vivere questo fastidio, perchè  è il fastidio che crea le cose migliori di altre nella normalità, il desiderio di tirare fuori la testa e dire cazzo voglio raccontare qualcosa.

andrea pazienza

dopo aver sentito queste parole per la prima volta ho iniziato ad amare la sua diversità. Per tutto ciò che ci accomuna, quel modo in cui si vive e si sconfigge il proprio non essere giorno dopo giorno. Avrei dovuto conoscerlo prima nel percorso che ho fatto, forse 10 anni fà era il momento giusto, non attraverso le sue mani ma attraverso le sue parole. Forse oggi vivevo una vera forma d’arte. Ma la natura in questo è stato crudele con me.

Falso contatto di Gaber - Luporini

(Interno – notte)
“Eh sì… vivo da solo… Si vede, eh… C’è un po’ di confusione, ma c’è tutto. Sono contento che tu sia salita un attimo. Non l’avrei mai sperato. No, non fraintendermi… con una donna come te non lo farei mai… Cioè, sì, lo farei… cioè… che casino… voglio dire… non siamo qui per questo. Siediti. Ci ho anche del whisky. Ne vuoi un po’?”
E lei: “No. Voglio fare l’amore con te.”
“Come? Cos’hai detto?”
“Sì…” ripete tranquilla, “voglio fare l’amore con te.”
Avevo capito bene. E la Madonna! Ma è una meraviglia. Un miracolo. Bisogna afferrarli al volo, i miracoli. Mica te lo chiedono due volte. Ecco, non le do neanche il tempo di finire la frase. La prendo tra le braccia e la stringo fortissimo. Sono troppo eccitato. La trascino in camera. Mi slaccio la camicia. Mi tolgo le scarpe, i pantaloni, le mutan…
Oddio! Non sono pronto. Eppure mi piace da impazzire… Niente. Come mai? No, non facciamo scherzi… proprio stasera. Non mi succede mai. Comunque le mutande le tengo. Lei è già sotto il lenzuolo. Chissà se è completamente nuda. Speriamo di no, cioè magari… un po’ di seta…
Mamma mia, che faccio? Ecco, mi sdraio vicino a lei e prendo tempo. Silenzio. Cerco di comunicarle quanto sia emozionante l’attimo in cui non è ancora successo niente… Le faccio: “Il sabato del villaggio.” E lei, abbracciandomi: “Caro!… “Ma come ‘caro’? Mi chiamava Giorgio fino a un minuto fa… Per loro è facile. Sono subito pronte. lo invece… che faccio? La strada della tenerezza, certo… che poi è proprio quella che a un certo punto… Sì, mi piace, mi dà fiducia. Basta non preoccuparsi. Ma sì, così; con calma. L’accarezzo esplorandola dolcemente in ogni punto del corpo con la punta delle dita. La pelle è sottile. Poi premo leggermente con sensibilità lenta, lentissima, orientale. Niente. Neanche l’Oriente mi aiuta. Sono disperato.
Provo a buttarmi su di lei con ardore. Il resto verrà da sé. Infatti, lo sapevo. Meno male… È bellissima, sì, sì. L’abbraccio, la stringo, la bacio, poi le accarezzo il viso, la guardo negli occhi, e la ribacio, la bacio, la bacio, la bacio…
Sì, ma non posso mica andare avanti a baciarla tutta la notte! Calma. Lei non si è ancora accorta di niente. Vedi quando si dice ‘una donna meravigliosa’… ‘una santa’?!
“Come sei bella!”
E lei: “Sì, ma fermati, fermati. Non preoccuparti. Non ti devi sforzare.”
Ahi, aveva capito tutto… ‘la santa’. Mi discosto sfiduciato, in silenzio. Lei si rannicchia dolcemente con la testa sulla mia spalla e mi accarezza piano, quasi distrattamente. Sta cercando di aiutarmi. E ci riesce… Brava, ci sta riuscendo… così, così… miglioro, miglioro. Ora scende, sì, con grande delicatezza gioca con l’elastico delle mie mutande. Che fa? Me le toglie? Nooo! Errore! Fine del miglioramento.
In questi casi… o uno sprofonda, o fa dello spirito. È il mio genere: “Sono belli gli amori spirituali, eh… Non si corre il rischio della volgarità.” Genialità sprecata. Non è disposta a certe intuizioni. Mi fa solo: “Spero non sia colpa mia…” Lasciamoglielo credere, lasciamoglielo credere! Che poi è anche vero. Non si dice in quel modo “Voglio fare l’amore con te.” Non è mica un annuncio economico. E poi, poi non ci si spoglia così: TRAC! La colpa è sua. Sì, va bene, è bellissima… ma la colpa è sua. Ma che credeva di fare? Si è anche tutta profumata, come una…
Ecco, quest’idea della troia mi piace… più di quella della santa. Perché non ci ho pensato prima? Ci sono dei pensieri che fanno effetto. Sì, sì, sento che succede qualcosa… finalmente, finalmente. In un attimo sono sopra di lei. Ci siamo. Questa volta me la prendo, me la prendo. Sì, sento affluire il sangue da tutte le parti. Affluire, affluire, affluire… No, non da tutte le parti.
Mi ritiro piano piano nel mio angolino. Lo so, lo so, l’unica cosa è non preoccuparsi, ma… a un certo punto… si preoccupa lei, la santa. Bisogna distrarla. “Vuoi una sigaretta?” È sempre così. Negli intervalli tra un tentativo e l’altro si fumano tre pacchetti di sigarette e si parla anche di Gheddafi.
Durante la conversazione lei strofina un po’ il suo corpo contro il mio. Poi un po’ di più. lo continuo con la Libia. Non le dispiace mica il Medio Oriente. È che a furia di sfregarsi a un certo punto la santa ha una voglia di scopare tale che non si riesce a immaginare neanche in uno scimmione. Mi salta addosso letteralmente. Ora è sopra di me. Sono in sua balia. Non mi dà tregua. Che faccio? Dovrebbero aspettare, le donne, per dio! Dovrebbero star lì buone… che poi magari tutt’a un tratto scatta. E invece ti aiutano cioè, credono di aiutarti… e ti toccano… ahi! maldestre, anche. Allora, sì… che fare? lo mi difendo come posso. Cerco di facilitare la sua passione… che arrivi al massimo. Certo, faccio qualcosa con le mani… così alla rinfusa, con le ginocchia mi agito, tocco, stringo, struscio, sgambetto… Lei morde, geme. Poi si calma, si calma… Si calma… Dev’essere andata bene. Scivolo da sotto di lei sempre più furtivo. Lei resta immobile a pancia in giù. Un attimo di silenzio. Ho capito. È il momento della dolcezza. Le passo una mano sui capelli e la guardo pieno di comprensione…
Niente. Dorme come un sasso.
Devo aver dormito un po’ anch’io. Dalla finestra chiusa male filtra un po’ di luce, azzurra, discreta, silenziosa. È mattino. Strano come dopo certe stanchezze e stravolgimenti capiti qualche volta al mattino una specie di superattività insensata delle funzioni genitali. E, ai soggetti che per tutta la notte sono stati, diciamo così, frigidi, gli viene come una potenza insospettabile, una vera e propria ‘fame d’amore’… Che poi, più che fame d’amore, è un irrigidimento meccanico da stato febbrile.
Fa lo stesso. Occorre approfittare. Lei sta dormendo ignara. Devo svegliarla. Questa volta ho le carte in regola. “Svegliati, cara, svegliati!” Lei apre gli occhi a fatica. È ancora mezza addormentata. E io, sottovoce: “Voglio fare l’amore con te.” Non mi sembra entusiasta. Ma come? Dopo avermi violentato per tutta la notte… Non importa. Mi ci butto addosso… tutto nudo, spettinato, con la barba lunga, ma eccitatissimo. Lei mi guarda spaventata. lo la aggredisco facendole sentire tutta la mia potenza. Non si diverte niente. Possibile? Mai vista una cosa del genere… cioè, in una donna… certo, sono sempre pronte, loro. Non può sfuggirmi così. Ora l’aiuto io. Le passo una mano sui seni. Non può sfuggirmi così. Scendo, scendo… forse ci siamo. Le afferro le mutande. Lei se le tiene. Ma che modi sono?! Certo, la sera leoni, eh… Te lo faccio vedere io, avanti, così, buona… Macché! Non ci sta. Si divincola, stringe le gambe. “Ma io ti violento, scema! che volevi fare tu, stanotte? Sì, sì, ti violento… così!..” Mica facile però, se lei non ci sta. Come faranno, come faranno. Ecco, così, brava, finalmente, sull’ala dello slancio cede, cede, cede. L’ho distrutta. Non ha più energie. Non partecipa, ma cede. Mi lascia fare. Me ne frego. Vado, vado da solo. La prendo con forza, con gesti bruschi, rapidi, isterici, pazzi. Un guizzo nervoso. Un guizzo da lucertola. È roba di secondi. Parlo, bacio, urlo. mugolo, muoio… È la fine… Amore, amore, amore!!!
‘Amore’… Che strana parola.
Sono ancora sopra di lei, immobile. Le stringo forte una mano, ma siamo separati dappertutto. Stringere una mano così disperatamente è l’amore al suo stadio più finale. E il silenzio è il suo fissativo. Quando il silenzio si è insediato fra due persone è difficile farcelo uscire. Il silenzio penetra nei muri, nelle stanze, nei mobili… Ovunque è presente. Sotto di esso la vita continua, ma non si sente. Assopita, immobile… come noi, ora.

di Gaber - Luporini


1986

Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso quale futuro ci spingono i venti propizi.
– Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta né fissare la data dell’approdo. Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel via vai, per pensare che da lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie. Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t’ho detto.

Italo Calvino

(M.B.R.N.)

NON SI FINISCE MAI, MA SI INIZIA SEMPRE .

MERAVIGLIOSAMENTE.